urza.indivia.net: il serio e il faceto
Welcome at

Questo post è dedicato soprattutto agli amici di indivia, che mi hanno gentilmente ospitato per quasi quattro anni.
Ebbene, me ne vado. Migro su wordpress.com, sicuro di fare una scelta un po’ più politically correct (i server autogestiti è meglio ospitino cose di pubblica utilità).
Ma anche, come negarlo la mia grande onestà (ehm) me lo impedisce, per avere un po’ più di visibilità.
Non ho potuto purtroppo migrare su noblogs.org, il servizio di blogging offerto dagli Autistici perché non riuscivo a importare il vecchio blog. Forse tra un po’.
L’indirizzo del nuovo blog, dove trovare tutto il ’sito in versione vegetale’ e ‘il serio e il faceto’ è
http://urzablog.wordpress.com.
A presto.

Chiudo la stagione con alcune brevi riflessioni.

Lo spam
E’ fastidioso ma non troppo: è grave quando, come mi è appena successo, ti fa cancellare anche commenti interessanti, spiritosi e divertenti come quelli del buon Anfiosso. Avete presente, su wordpress, la magica casellina che vi seleziona automaticamente tutti i commenti nella pagina per una MASS-destruction (distruzione di massa)? Ecco, l’ho cliccato. Ti prego Anfiosso e vi prego altri visitatori del sito serio e faceto, lasciatemi di nuovo i commenti. Grazie.

Letture estive
Ovviamente, quando si va in vacanza, si passa l’ultimo pomeriggio urbano in libreria a cercare qualcosa di furbo ma non troppo, di leggero ma non troppo, di avvincente ma non troppo, che possa far colpo sulla vostra vicina di ombrellone ma non troppo. Insomma, il romanzo perfetto.
Io, un po’ annoiato dai racconti di Carver e ormai abbandonata l’impresa di Manituana (non ho tempo, è troppo lungo, devo portare i figli a scuola anche se non li ho), credo metterò in valigia (la frase fatta delle vacanze per eccellenza!) l’ultimo romanzo di Brizzi. Sì, tra l’altro pare parli anche lui di guerre coloniali (ricordate l’articolo su Volto Nascosto?).
Io, di solito, leggo roba in lingua (inglese) in vacanza, ma quest’anno, non so.

La mia assenza
Non ho più scritto, sono stato molto occupato. E adesso non scriverò per almeno (almeno!) due settimane.

Ho perso tutti i commenti
Questo l’ho già scritto e ho già perorato la mia causa presso di voi. Ho perso quasi tutti i commenti (non che fossero molti) degli ultimi sei mesi. Aiuto!

Compleanno
Oggi, tra l’altro, è il mio compleanno.

E’ scomparso ieri Mario Rigoni Stern, insuperato cantore della Natura, di grandi miserie umane e di piccole cose quotidiane.
Appena riesco, mi piacerebbe scriverne un ricordo.
E, appena riesco, mi piacerebbe piantare un albero in suo ricordo:

“Lo sa? Fra tre, quattrocento anni tutta la terra si trasformerà in un bosco fiorito e la vita sarà meravigliosamente leggera e facile…”.

(Cechov, citato da Mario Rigoni Stern nel suo Arboreto Selvatico).

Questa sera, dopo aver ottemperato ai miei doveri di buon Italiano e aver visto crollare i campioni del Mondo sotto i tre colpi degli olandesi (cacchio, so anche scrivere di calcio!), vi spiego come fare una semplicissima crema ai frutti esotici.
Vanno bene un po’ tutti i frutti tropicali, basta solo che siano maturi: è anche un buon modo per non buttare quelle banane che stanno virando verso un simpatico color nero o quegli avocadi che stanno mettendo la muffa. Pensate un po’ che potete pure mischiare vari (io ne ho messi due al massimo) frutti tropicali: avocado più banana è sicuramente la combinazione più azzecata dato che:

1. l’avocado da solo è un po’ una porcheria da ristorante vegano/vegetariano, dato che il risultato è una purea di verdure
2. la banana da sola ricorda le pappette dei bimbi, dolcissime
3. ergo, un mix tra i due frutti è l’ideale!

Non ho mai provato col mango o con la papaya, semplicemente perché non ho mai trovato questi frutti abbastanza maturi: aspettavo un po’ di giorni e poi li mangiavo, ecco.
Comunque, le dosi sono analoghe a quelle dell’altra ricetta: quattro che non mangiano nulla, tre che assaggiano e due che mangiano.
Due frutti maturi, 200ml di latte di cocco, un lime spremuto: frullate fino a ottenere una pasta densa e omogenea, passate in frigo un’oretta, guarnite con menta o, meglio ancora, con yerba buena.

Parliamo del lime
Per un appassionato come me di agrumi, il lime è stata la scoperta del secolo: è aspro ma è pure dolce! Ormai il lime lo si trova quasi dappertutto: i più alcolizzati di voi lo usano già nei loro mojito (diffidate di chi usa il limone, perdio!), ma è l’ideale, appunto, anche per aromatizzare i dolci.

Parliamo del latte di cocco
Càspita, mi sono accorto solo quando ho scritto “porcheria da ristorante vegano/vegetariano” (che poi è una pura provocazione, perché in realtà la cucina vegana o vegetariana merita tutto il mio rispetto) che la crema di avocado (o di banane, o di mango…) è suitable for vegans!
Dicevamo del latte di cocco, comunque: è davvero buono, non c’è niente da fare. Non sceglietelo di quella popolare marca che fa tutte quelle paccottiglie mangerecce cinesi, cercatela invece thailandese: è più densa e (pare) più genuina.
Quelli tra voi che apprezzano di più le bevande spiritose, l’hanno già provato in quei disgustosi cocktails dolciastri da donniciuole (gioca a trovare la provocazione!): batida de coco, per esempio o l’immortale piña colada.

Infine, la yerba buena
La yerba buena, almeno a sentire wikipedia, è in molte varianti del castigliano un altro modo per riferirsi alla menta.
Quindi se parlate la varietà di castigliano giusta, potete tranquillamente utilizzare la menta.
Scherzi a parte, la yerba buena si chiama in realtà Clinopodium douglasii: è un nome piuttosto difficile ma del resto il basilico in realtà si chiama Ocimum basilicum, il rosmarino Rosmarinum Officinalis e l’erba cipollina addirittura Allium Schoenoprasum! Battute a parte, e qui davvero la pianto, la yerba buena ha una sua autonomia botanica mica da poco (difendi anche tu l’autonomia botanica!) rispetto alle diverse speci di menta con cui spesso viene confusa (a Cuba Mentha Nemorosa, in centro america Mentha Citrata…): sono riuscito a trovarla, l’anno scorso, presso il vivaio dei Fratelli Gramaglia, a Collegno. La poverina non è vissuta granché (e in questo è davvero diversa dalla menta che è una infestante), ma mi ha permesso comunque di provarla: ha un sapore molto meno forte e più aromatico della nostra menta (che di solito è una Mentha x Piperita). E’ dunque l’ideale per la vostra crema.

Se seguite il collegamento in alto a destra (Foto!, ma si vede?), potrete vedere i risultati di urza in versione giardiniere…

Ieri, festa della Repubblica Italiana (ma mai ho sentito così lontano questo sintagma, ma questo è un altro discorso), mi trovavo a preparare il mio esame di Linguistica Tipologica in un’affollatissima aula studio.
In ambiente universitario, il digital divide praticamente non esiste: un ragazz* su due aveva il suo bravo portatile, col suo bravo windows vista o mac os (già meglio, almeno funziona). Uno dei rumori più frequenti delle biblioteche e delle sale studio, almeno qui, è il windows sound nelle sue diverse versioni: dal ta-da-dan di windows 2000 (ma chi mai usato 2000 sul laptop?) e xp ai nuovi suoni, facilmente confondibili coi trilli dei vari pdas, blackberry, etc., di windows vista.
Ho poi notato, probabilmente per l’effetto-moda o perché costa poco, il gioiellino dell’Asus, l’eee pc. Vi metto qui il collegamento al sito ufficiale.
Ora, oltre a fare, a mio avviso, ottime schede madre (io sui miei computer fissi ho sempre montato asus) si è anche resa partecipe della crociata santa pro Linux: lo so che sembro un po’ il nostro compare acaro DW (ciao DW!) a dire queste cose, ma è così. Io sul mio Vaio (che in effetti è proprio un po’ un computer da fighetti) ho messo slackware, sperando che la gente (non è vero) mi fermasse per dirmi: “Che computer figo! E che sistema operativo figo!”…
Ciance a parte, la tesi di fondo di questo post è che, magari, questa diffusione negli ambienti universitari (e un po’ fighetti) del’eee pc possa portare, per puro effetto fashion, a una maggiore conoscenza di Linux. E se a ciò aggiungiamo che il primo operatore di telefonia mobile italiano distribuisce una versione dell’eee pc con scheda umts, è veramente auspicabile che il Pinguino faccia ulteriori proseliti.
Siii, perché l’eee pc monta niente meno che una versione modificata di Linux Xandros! Peccato solo che l’Asus ha annunciato che il prossimo modello dell’eee pc monterà anche, in alternativa, windows xp.
Comunque l’hype attorno al sub-notebook dell’Asus sembra avere delle dimensioni abbastanza grosse: è insomma andato al di là del target normale di questi aggeggi, cioè al di là dei nerds.
Ora dovrei dire qualcosa di negativo su quest’affarino, altrimenti sembra che urza.indivia.net sia sponsorizzata da asus mentre invece gira su un server libero (ho fatto pubblicità a indivia.net che mi ospita, GRAZIE!): ecco, linux xandros è un po’ da decerebrati (e infatti metterò, appena prenderò l’eee pc, un qualche *bsd), sembra che la wifi, una atheros, giri piuttosto male su altri linuxes e unixes, 300 euro sono tanti per un sotto-portatile (ho inventato una nuova, terribile parola!)…
Comunque, qui c’è ancora un link in italiano con accessori molto di moda per l’eee pc.

Sarebbe bello fare alla gente una di quelle domande che fanno i giornali (o le trasmissioni televisive, tanto è uguale) cretine: quante persone sanno che anche gli Italiani brava gente si sono imbarcati in un’infame avventura coloniale?
La maggior parte della gente risponderebbe (forse) che sì, anche gli Italiani sono andati a portare il verbo occidentale in Africa ed è stato all’epoca di Pelatone. Negli anni trenta, effettivamente, muovemmo con le nostre poderose armate verso l’Etiopia, successivamente conquistandola.
Ma già quarant’anni prima (1895-1896), all’epoca di Crispi e di Umberto I, tentammo l’avventura coloniale in Africa Orientale, venendo sconfitti nella battaglia di Adua dal sovrano etiope Menelik: all’epoca riparammo in Somalia.
Poca narrativa si è occupata delle due avventure coloniali italiani: a riportare alla memoria i fatti di Massaua e di Adua (oltre alla odomastica) ci hanno ora pensato, casualmente e su due fronti, gli autori del fumetto (oppure ormai si dice Graphic Novel, racconto disegnato?) Volto Nascosto e Carlo Lucarelli col suo L’Ottava Vibrazione.
Vediamo. Io sono un grande appassionato di fumetti, a patto che siano italiani e che siano della Bonelli.
Li ho scoperti da grande, all’Università, grazie alla mia compagna che è appassionata di Dylan Dog, l’investigatore dell’incubo e di Julia, la criminologa sosia di Audrey Hepburn.
Purtroppo, nonostante la mia grande passione e i soldi che spendo in Nathan Never, Julia, Dampyr, non ne capisco un granché. Come per i film, posso dare il mio parere sulla sceneggiatura: robe come lo scavo psicologico nei personaggi, l’incisività dei dialoghi… Ebbene, Volto Nascosto è il secondo successo della casa editrice Bonelli nel formato della miniserie, cioè dodici albi (siamo al settimo): ricostruzione storica perfetta, ottima trama, lingua e stilemi da romanzo d’appendice ottocentesco. Volto Nascosto è un leggendario guerriero etiope, al servizio dell’imperatore Menelik che guida la guerra contro gli italiani fino al fatale epilogo di Adua. Su questo sfondo storico, si delineano gli atti di coraggio del giovane tenente Vittorio De Cesari e del suo amico Ugo Pastore contrapposti all’assoluta viltà e incompetenza dei generali italiani (un tratto che, mi pare di aver capito leggendo Lussu, ritorna abbastanza nella Storia). Non mancano, ovviamente, le grandi donne: ora nevrotiche e aristocratiche, ora forti e popolane e la magia rusticana della Roma dei Castelli e l’esotismo della terra d’Eritrea. Notevole.
Poco posso dire, invece, dell’ultima fatica di Lucarelli: da un’intervista mi pare di aver capito che condivide col fumetto Volto Nascosto la stessa atmosfera tragica e decadente che preannuncia una sconfitta: il romanzo è infatti ambientato poco prima della battaglia di Adua. A me viene in mente, istintivamente, l’altro suo romanzo (forse il suo capolavoro) su una guerra, ovvero Guernica.
Ne riparlerò, non appena comprato e letto il romanzo.

A partire da venerdì sedici maggio 2008, in via Revello cinque a Torino, ricominciano i corsi dell’_TO.
Lo storico collettivo torinese, che riunisce nei locali del CSOA Gabrio nerd, geek, otaku e in generale persone che hanno a cuore le tematiche della libertà anche in forma digitale, propone un programma di corsi decisamente variegato: il fil rouge è ovviamente la presa di coscienza nei confronti della tecnologia, possibile grazie all’approccio hacking che caratterizza il software opensource e l’atteggiamento DiY.
Se questa sbrodolatura vi ha (giustamente) confuso (o infastidito), questo il calendario completo:

Maggio 2008

16 : linux e underscore base
23 : python
30 : bash e scripts

Giugno 2008

06 : hw base
13 : vim advanzaed
20 : Networkingl
27 : XHTML, CSS2

Luglio 2008

04 : lamp (GNU/Linux Apache MySQL PHP)

Presso CSOA Gabrio, Via Revello 5, Torino (Zona San Paolo: Corso Vittorio Emanuele angolo Corso Racconigi)

Sito ufficiale dell’Underscore Hacklab Torino: http://www.autistici.org/underscore

Devo assolutamente cambiare, in maniera da personalizzare, l’immagine della frontbar…

Tornato a casa, il kernel di ocimum era pronto da circa tre ore.
Riavvio e controllo che sia tutto a posto: ok.
Ora installo i ports, prima scaricandoli con cvsup:

# cvsup -g -L 2 -h cvsup.it.FreeBSD.org /usr/local/etc/cvsup/ports-supfile

Il bello è che sto facendo tutto in diretta, ecco.

Ecco, il comando dato così hanga si ferma malamente per circa cinque minuti, senza dare output. Poi dà un updated successfully, solo che la directory ports/ rimane vuota.
Effettivamente non gli ho visto tirare giù centinaia di skeleton, ovvero le strutture che servono a freebsd per compilare i ports.
Effettivamente.
Dopo mi son detto: non è che c’è qualcosa di sbagliato nel file sup che do’ in pasto a cvsup:

# cvsup -g -L 2 -h cvsup.it.FreeBSD.org /usr/local/etc/cvsup/ports-supfile

effettivamente, sì! Avevo settato il tag:

*default release=cvs tag=.

su un inesistente RELENG_7, copiando beceramente dall’altro supfile, stable-supfile. Dunque, occhio, dato che ovviamente i ports non seguono necessariamente le release del sistema operativo (di cui si occupa appunto stable-supfile).
Bene, mentre ocimum compila rigorosamente tutto dai ports (il sistema xorg, gnome finanche la bash, dato che freebsd di default base mette csh), io posso dedicare a varie attività: fare movimento, ascoltare musica elettronica, cucinare, scrivere sul blog, vivere…

Pensiero linguistico
E’ fastidioso vedere tutti gli anglicismi cancellati, vero? Lo so, ma me lo sono autoimposto.
Farò di più: userò il tag del per cancellare anche possibili calchi semantici e strutturali da altre lingue nonché prestiti acclimatati e adattati.

Pensiero informatico
Visto che sono un sistemista, mi piacerebbe scrivere qualcosa sullo strumento del sistemista: la shell (no, non posso scrivere ‘conchiglia’, forse linea di comando?). Comunque la linea di comando che di solito uso, venendo (e restando) da Linux è la bash (Bourne Again SHell) ennesima reimplementazione (implementare è buon italiano?) della shell sh.
Bene, quando uscì quella famosa trilogia con Matt Damon, che scopro ora essere un rifacimento di un’opera cinematografica degli anni ottanta, chissà quanti nerd tra voi avranno pensato alla bash! Io mi ero addirittura convinto che fosse un film di informatica, Bourne Supremacy!