Quella che segue è una delle più belle poesie che mi è capitato di leggere negli ultimi tempi.
Ho pensato di tradurla, mettendo però prima l’originale in modo che la possiate gustare ’senza filtri’.
Harlem by Langston Hughes
What happens to a dream deferred?
Does it dry up
like a raisin in the sun?
Or fester like a sore—
And then run?
Does it stink like rotten meat?
Or crust and sugar over—
like a syrupy sweet?
Maybe it just sags
like a heavy load.
Or does it explode?
Harlem di Langston Hughes
Cosa succede ad un sogno rimandato?
Appassisce
come uva al sole?
O come una ferita suppura
Per poi scomparire?
Puzza come carne andata a male?
O fa la crosta di zucchero
come un dolce sciroppo?
Forse semplicemente affonda
come pesante carico.
O esplode?
Ecco: ho avuto un po’ di problemi con una delle parole chiave di questa poesia: deferred. Rinviato mi sembrava andasse abbastanza bene: non ho voluto appesantire il primo verso esplicitando il participio passato inglese, ‘che è stato rinviato’.
Ho poi però optato per ‘rimandato’: il sogno non è un pacco postale! Avrei potuto usare la parola latina originale: differito, ma era di registro troppo aulico.
Ho scelto di tradurre ‘fester’ con suppura: il termine è un tecnicismo medico in entrambe le lingue e probabilmente Langston giocava anche su questo, chissà?
Il verso finale è magnifico, potente, peccato averlo potuto rendere solo con due parole in italiano!
Ho (ri)aggiunto il link alle foto ospitate su flickr.com.
Sfogliando un manuale di geografia economica si trovano interessanti notizie.
Ad esempio, si apprende che la Paramount Pictures possedeva, fino al 1989, sotto il nome di Gulf&Western, 1100 ettari nella Repubblica Dominicana. Tutto il ciclo che va sotto il nome di ‘industria agroalimentare’, coltivazione, fornitura di concimi e macchinari, operazioni di trasformazione del prodotto, distribuzione eccetera eccetera era cioè direttamente controllato dalla nostra amata casa di produzione cinematografica. Qualcuno ricorda le polemiche legate al controllo di grandi territori dell’America Latina da parte di multinazionali statutinensi (United Fruits)? Ecco.
O che la Francia, da sola, detiene più di un decimo delle centrali nucleari del mondo (59 su 440) e che tutti i paesi che confinano con l’Italia ne hanno almeno una…