Esercizi di traduzione #3
Quella che segue è una delle più belle poesie che mi è capitato di leggere negli ultimi tempi.
Ho pensato di tradurla, mettendo però prima l’originale in modo che la possiate gustare ’senza filtri’.
Harlem by Langston Hughes
What happens to a dream deferred?
Does it dry up
like a raisin in the sun?
Or fester like a sore—
And then run?
Does it stink like rotten meat?
Or crust and sugar over—
like a syrupy sweet?
Maybe it just sags
like a heavy load.
Or does it explode?
Harlem di Langston Hughes
Cosa succede ad un sogno rimandato?
Appassisce
come uva al sole?
O come una ferita suppura
Per poi scomparire?
Puzza come carne andata a male?
O fa la crosta di zucchero
come un dolce sciroppo?
Forse semplicemente affonda
come pesante carico.
O esplode?
Ecco: ho avuto un po’ di problemi con una delle parole chiave di questa poesia: deferred. Rinviato mi sembrava andasse abbastanza bene: non ho voluto appesantire il primo verso esplicitando il participio passato inglese, ‘che è stato rinviato’.
Ho poi però optato per ‘rimandato’: il sogno non è un pacco postale! Avrei potuto usare la parola latina originale: differito, ma era di registro troppo aulico.
Ho scelto di tradurre ‘fester’ con suppura: il termine è un tecnicismo medico in entrambe le lingue e probabilmente Langston giocava anche su questo, chissà?
Il verso finale è magnifico, potente, peccato averlo potuto rendere solo con due parole in italiano!