E’ scomparso ieri Mario Rigoni Stern, insuperato cantore della Natura, di grandi miserie umane e di piccole cose quotidiane.
Appena riesco, mi piacerebbe scriverne un ricordo.
E, appena riesco, mi piacerebbe piantare un albero in suo ricordo:
“Lo sa? Fra tre, quattrocento anni tutta la terra si trasformerà in un bosco fiorito e la vita sarà meravigliosamente leggera e facile…”.
(Cechov, citato da Mario Rigoni Stern nel suo Arboreto Selvatico).
Questa sera, dopo aver ottemperato ai miei doveri di buon Italiano e aver visto crollare i campioni del Mondo sotto i tre colpi degli olandesi (cacchio, so anche scrivere di calcio!), vi spiego come fare una semplicissima crema ai frutti esotici.
Vanno bene un po’ tutti i frutti tropicali, basta solo che siano maturi: è anche un buon modo per non buttare quelle banane che stanno virando verso un simpatico color nero o quegli avocadi che stanno mettendo la muffa. Pensate un po’ che potete pure mischiare vari (io ne ho messi due al massimo) frutti tropicali: avocado più banana è sicuramente la combinazione più azzecata dato che:
1. l’avocado da solo è un po’ una porcheria da ristorante vegano/vegetariano, dato che il risultato è una purea di verdure
2. la banana da sola ricorda le pappette dei bimbi, dolcissime
3. ergo, un mix tra i due frutti è l’ideale!
Non ho mai provato col mango o con la papaya, semplicemente perché non ho mai trovato questi frutti abbastanza maturi: aspettavo un po’ di giorni e poi li mangiavo, ecco.
Comunque, le dosi sono analoghe a quelle dell’altra ricetta: quattro che non mangiano nulla, tre che assaggiano e due che mangiano.
Due frutti maturi, 200ml di latte di cocco, un lime spremuto: frullate fino a ottenere una pasta densa e omogenea, passate in frigo un’oretta, guarnite con menta o, meglio ancora, con yerba buena.
Parliamo del lime
Per un appassionato come me di agrumi, il lime è stata la scoperta del secolo: è aspro ma è pure dolce! Ormai il lime lo si trova quasi dappertutto: i più alcolizzati di voi lo usano già nei loro mojito (diffidate di chi usa il limone, perdio!), ma è l’ideale, appunto, anche per aromatizzare i dolci.
Parliamo del latte di cocco
Càspita, mi sono accorto solo quando ho scritto “porcheria da ristorante vegano/vegetariano” (che poi è una pura provocazione, perché in realtà la cucina vegana o vegetariana merita tutto il mio rispetto) che la crema di avocado (o di banane, o di mango…) è suitable for vegans!
Dicevamo del latte di cocco, comunque: è davvero buono, non c’è niente da fare. Non sceglietelo di quella popolare marca che fa tutte quelle paccottiglie mangerecce cinesi, cercatela invece thailandese: è più densa e (pare) più genuina.
Quelli tra voi che apprezzano di più le bevande spiritose, l’hanno già provato in quei disgustosi cocktails dolciastri da donniciuole (gioca a trovare la provocazione!): batida de coco, per esempio o l’immortale piña colada.
Infine, la yerba buena
La yerba buena, almeno a sentire wikipedia, è in molte varianti del castigliano un altro modo per riferirsi alla menta.
Quindi se parlate la varietà di castigliano giusta, potete tranquillamente utilizzare la menta.
Scherzi a parte, la yerba buena si chiama in realtà Clinopodium douglasii: è un nome piuttosto difficile ma del resto il basilico in realtà si chiama Ocimum basilicum, il rosmarino Rosmarinum Officinalis e l’erba cipollina addirittura Allium Schoenoprasum! Battute a parte, e qui davvero la pianto, la yerba buena ha una sua autonomia botanica mica da poco (difendi anche tu l’autonomia botanica!) rispetto alle diverse speci di menta con cui spesso viene confusa (a Cuba Mentha Nemorosa, in centro america Mentha Citrata…): sono riuscito a trovarla, l’anno scorso, presso il vivaio dei Fratelli Gramaglia, a Collegno. La poverina non è vissuta granché (e in questo è davvero diversa dalla menta che è una infestante), ma mi ha permesso comunque di provarla: ha un sapore molto meno forte e più aromatico della nostra menta (che di solito è una Mentha x Piperita). E’ dunque l’ideale per la vostra crema.
Se seguite il collegamento in alto a destra (Foto!, ma si vede?), potrete vedere i risultati di urza in versione giardiniere…
Ieri, festa della Repubblica Italiana (ma mai ho sentito così lontano questo sintagma, ma questo è un altro discorso), mi trovavo a preparare il mio esame di Linguistica Tipologica in un’affollatissima aula studio.
In ambiente universitario, il digital divide praticamente non esiste: un ragazz* su due aveva il suo bravo portatile, col suo bravo windows vista o mac os (già meglio, almeno funziona). Uno dei rumori più frequenti delle biblioteche e delle sale studio, almeno qui, è il windows sound nelle sue diverse versioni: dal ta-da-dan di windows 2000 (ma chi mai usato 2000 sul laptop?) e xp ai nuovi suoni, facilmente confondibili coi trilli dei vari pdas, blackberry, etc., di windows vista.
Ho poi notato, probabilmente per l’effetto-moda o perché costa poco, il gioiellino dell’Asus, l’eee pc. Vi metto qui il collegamento al sito ufficiale.
Ora, oltre a fare, a mio avviso, ottime schede madre (io sui miei computer fissi ho sempre montato asus) si è anche resa partecipe della crociata santa pro Linux: lo so che sembro un po’ il nostro compare acaro DW (ciao DW!) a dire queste cose, ma è così. Io sul mio Vaio (che in effetti è proprio un po’ un computer da fighetti) ho messo slackware, sperando che la gente (non è vero) mi fermasse per dirmi: “Che computer figo! E che sistema operativo figo!”…
Ciance a parte, la tesi di fondo di questo post è che, magari, questa diffusione negli ambienti universitari (e un po’ fighetti) del’eee pc possa portare, per puro effetto fashion, a una maggiore conoscenza di Linux. E se a ciò aggiungiamo che il primo operatore di telefonia mobile italiano distribuisce una versione dell’eee pc con scheda umts, è veramente auspicabile che il Pinguino faccia ulteriori proseliti.
Siii, perché l’eee pc monta niente meno che una versione modificata di Linux Xandros! Peccato solo che l’Asus ha annunciato che il prossimo modello dell’eee pc monterà anche, in alternativa, windows xp.
Comunque l’hype attorno al sub-notebook dell’Asus sembra avere delle dimensioni abbastanza grosse: è insomma andato al di là del target normale di questi aggeggi, cioè al di là dei nerds.
Ora dovrei dire qualcosa di negativo su quest’affarino, altrimenti sembra che urza.indivia.net sia sponsorizzata da asus mentre invece gira su un server libero (ho fatto pubblicità a indivia.net che mi ospita, GRAZIE!): ecco, linux xandros è un po’ da decerebrati (e infatti metterò, appena prenderò l’eee pc, un qualche *bsd), sembra che la wifi, una atheros, giri piuttosto male su altri linuxes e unixes, 300 euro sono tanti per un sotto-portatile (ho inventato una nuova, terribile parola!)…
Comunque, qui c’è ancora un link in italiano con accessori molto di moda per l’eee pc.