urza.indivia.net: il serio e il faceto
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Ieri, festa della Repubblica Italiana (ma mai ho sentito così lontano questo sintagma, ma questo è un altro discorso), mi trovavo a preparare il mio esame di Linguistica Tipologica in un’affollatissima aula studio.
In ambiente universitario, il digital divide praticamente non esiste: un ragazz* su due aveva il suo bravo portatile, col suo bravo windows vista o mac os (già meglio, almeno funziona). Uno dei rumori più frequenti delle biblioteche e delle sale studio, almeno qui, è il windows sound nelle sue diverse versioni: dal ta-da-dan di windows 2000 (ma chi mai usato 2000 sul laptop?) e xp ai nuovi suoni, facilmente confondibili coi trilli dei vari pdas, blackberry, etc., di windows vista.
Ho poi notato, probabilmente per l’effetto-moda o perché costa poco, il gioiellino dell’Asus, l’eee pc. Vi metto qui il collegamento al sito ufficiale.
Ora, oltre a fare, a mio avviso, ottime schede madre (io sui miei computer fissi ho sempre montato asus) si è anche resa partecipe della crociata santa pro Linux: lo so che sembro un po’ il nostro compare acaro DW (ciao DW!) a dire queste cose, ma è così. Io sul mio Vaio (che in effetti è proprio un po’ un computer da fighetti) ho messo slackware, sperando che la gente (non è vero) mi fermasse per dirmi: “Che computer figo! E che sistema operativo figo!”…
Ciance a parte, la tesi di fondo di questo post è che, magari, questa diffusione negli ambienti universitari (e un po’ fighetti) del’eee pc possa portare, per puro effetto fashion, a una maggiore conoscenza di Linux. E se a ciò aggiungiamo che il primo operatore di telefonia mobile italiano distribuisce una versione dell’eee pc con scheda umts, è veramente auspicabile che il Pinguino faccia ulteriori proseliti.
Siii, perché l’eee pc monta niente meno che una versione modificata di Linux Xandros! Peccato solo che l’Asus ha annunciato che il prossimo modello dell’eee pc monterà anche, in alternativa, windows xp.
Comunque l’hype attorno al sub-notebook dell’Asus sembra avere delle dimensioni abbastanza grosse: è insomma andato al di là del target normale di questi aggeggi, cioè al di là dei nerds.
Ora dovrei dire qualcosa di negativo su quest’affarino, altrimenti sembra che urza.indivia.net sia sponsorizzata da asus mentre invece gira su un server libero (ho fatto pubblicità a indivia.net che mi ospita, GRAZIE!): ecco, linux xandros è un po’ da decerebrati (e infatti metterò, appena prenderò l’eee pc, un qualche *bsd), sembra che la wifi, una atheros, giri piuttosto male su altri linuxes e unixes, 300 euro sono tanti per un sotto-portatile (ho inventato una nuova, terribile parola!)…
Comunque, qui c’è ancora un link in italiano con accessori molto di moda per l’eee pc.

A partire da venerdì sedici maggio 2008, in via Revello cinque a Torino, ricominciano i corsi dell’_TO.
Lo storico collettivo torinese, che riunisce nei locali del CSOA Gabrio nerd, geek, otaku e in generale persone che hanno a cuore le tematiche della libertà anche in forma digitale, propone un programma di corsi decisamente variegato: il fil rouge è ovviamente la presa di coscienza nei confronti della tecnologia, possibile grazie all’approccio hacking che caratterizza il software opensource e l’atteggiamento DiY.
Se questa sbrodolatura vi ha (giustamente) confuso (o infastidito), questo il calendario completo:

Maggio 2008

16 : linux e underscore base
23 : python
30 : bash e scripts

Giugno 2008

06 : hw base
13 : vim advanzaed
20 : Networkingl
27 : XHTML, CSS2

Luglio 2008

04 : lamp (GNU/Linux Apache MySQL PHP)

Presso CSOA Gabrio, Via Revello 5, Torino (Zona San Paolo: Corso Vittorio Emanuele angolo Corso Racconigi)

Sito ufficiale dell’Underscore Hacklab Torino: http://www.autistici.org/underscore

Tornato a casa, il kernel di ocimum era pronto da circa tre ore.
Riavvio e controllo che sia tutto a posto: ok.
Ora installo i ports, prima scaricandoli con cvsup:

# cvsup -g -L 2 -h cvsup.it.FreeBSD.org /usr/local/etc/cvsup/ports-supfile

Il bello è che sto facendo tutto in diretta, ecco.

Ecco, il comando dato così hanga si ferma malamente per circa cinque minuti, senza dare output. Poi dà un updated successfully, solo che la directory ports/ rimane vuota.
Effettivamente non gli ho visto tirare giù centinaia di skeleton, ovvero le strutture che servono a freebsd per compilare i ports.
Effettivamente.
Dopo mi son detto: non è che c’è qualcosa di sbagliato nel file sup che do’ in pasto a cvsup:

# cvsup -g -L 2 -h cvsup.it.FreeBSD.org /usr/local/etc/cvsup/ports-supfile

effettivamente, sì! Avevo settato il tag:

*default release=cvs tag=.

su un inesistente RELENG_7, copiando beceramente dall’altro supfile, stable-supfile. Dunque, occhio, dato che ovviamente i ports non seguono necessariamente le release del sistema operativo (di cui si occupa appunto stable-supfile).
Bene, mentre ocimum compila rigorosamente tutto dai ports (il sistema xorg, gnome finanche la bash, dato che freebsd di default base mette csh), io posso dedicare a varie attività: fare movimento, ascoltare musica elettronica, cucinare, scrivere sul blog, vivere…

Pensiero linguistico
E’ fastidioso vedere tutti gli anglicismi cancellati, vero? Lo so, ma me lo sono autoimposto.
Farò di più: userò il tag del per cancellare anche possibili calchi semantici e strutturali da altre lingue nonché prestiti acclimatati e adattati.

Pensiero informatico
Visto che sono un sistemista, mi piacerebbe scrivere qualcosa sullo strumento del sistemista: la shell (no, non posso scrivere ‘conchiglia’, forse linea di comando?). Comunque la linea di comando che di solito uso, venendo (e restando) da Linux è la bash (Bourne Again SHell) ennesima reimplementazione (implementare è buon italiano?) della shell sh.
Bene, quando uscì quella famosa trilogia con Matt Damon, che scopro ora essere un rifacimento di un’opera cinematografica degli anni ottanta, chissà quanti nerd tra voi avranno pensato alla bash! Io mi ero addirittura convinto che fosse un film di informatica, Bourne Supremacy!

Ocimum, il computer ‘da cucina’ che avevo installato autunno scorso, passa a Freebsd 7.
O meglio, usiamo un causativo: urza lo fa passare a freebsd sette, dato che l’ennesimo upgrade aggiornamento dei ports si è concluso in un infinito loop di cicliche dipendenze.
E così, insomma, ieri ho bruciato l’ultima iso e ho installato una freebsd minimale. Oggi, alle 18.30, dopo alcuni aggiustamenti al file /etc/make.conf per ottimizzare migliorare al massimo la compilazione, ho dato il fatidico make -j4 buildworld.
Ora ocimum macina quattro processi di make alla volta: vedremo per quanto.

Alle 19.51.15 si completa, come recita laconico il timestamp, il buildworld di ocimum. Nemmeno un’ora e mezza dunque.

Ora il kernel, dopo aver ‘dimagrito’ un po’ GENERIC:

# cd /usr/src/sys/i386/conf
# cp GENERIC OCIMUM
# make buildkernel KERNCONF=OCIMUM
# make installkernel KERNCONF=OCIMUM

Ormai bsd-addicted (volevo scriverlo in italiano, dato che mi sono ripromesso di usare pochi anglicismi, ma drogato di bsd suonava davvero male), girovagavo per il sito del bsdcan, la conferenza annuale di chi ha ‘a che fare’ con i sistemi derivati da bsd 4.4. Ovvero: freebsd, netbsd e openbsd, in ordine cronologico di apparizione.

Nel mio vagabondare ho trovato questo:

http://www.bsdcan.org/2007/schedule/track/Advocacy/35.en.html

il cui titolo recita: ‘Come i progetti opensource sopravvivono alle persone velenose’. Ora sostituire ‘opensource’ a qualsiasi progetto (on-line e non) a cui partecipate e ‘velenose’ con epiteti poco gradevoli e potrete utilizzare la guida di Collins-Sussman e Fitzpatrick.

Un vero e proprio distillato della migliore netiquette in 35 slide (questo come lo traduco? pellicole?) del vostro programma di presentazione preferito.
Buona lettura!

Come scrivevo nello scorso post, mi sono recentemente occupato della migrazione della rete di un’azienda da un provider all’altro, localizzando anche in loco alcuni dei servizi che erano esternalizzati.
Tra i vari servizi che dovevo migrare, c’era anche quello di posta elettronica. Prima il servizio di posta elettronica era fornito da Libero/Infostrada e gestito dai loro server, così come il dominio aziendale.

Ebbene, una volta trasferito il dominio internet da Infostrada al nuovo provider tutto è funzionato, fortunatamente, piuttosto bene: la quantità enorme di spam che arrivava mi ha confortato del mio successo.

Installando l’ottimo postgrey, qualche giorno più tardi, ho ridotto sensibilmente il volume dello spam, quasi azzerandolo. Parlando però oggi con un amico che lavora anche lui nell’azienda in questione e che si occupa di una delle caselle di posta ho scoperto che, inspiegabilmente, dello spam continua ad arrivare non già sulle caselle gestite internamente ma su quelle gestite da Infostrada e accessibili tramite una webmail.

Ora, io sono certo che qualunque server smtp, quando deve consegnare qualche e-mail diretta al server dell’azienda si rivolge al server in loco. Infatti, dando il comando:

utw@pinkpiggie:~$ host aziendaperlaqualelavoro.it

viene restituito come output:

aziendaperlaqualelavoro.it mail is handled by 10 mail.aziendaperlaqualelavoro.it

già dal primo giorno in cui è stato eseguito il trasferimento di dominio.

Forse che i server di infostrada, che ospitano gli account di posta aziendali, raggiungibili all’indirizzo http://www.webmessenger.it, sono infestati da una qualche forma di trojan che recapita in locale tonnellate di spam?

Giusto ieri parlavo con hs1 del fatto che windows xp utilizza diverso codice proveniente da freebsd (e da altri *bsd) soprattutto per quanto riguarda la gestione dello stack tcp/ip.

Oggi, mentre cercavo tutt’altro, sono capitato sulla pagina di un professore di informatica pisano che scrive le seguenti cose:

Why I had to change my email address ?Some viruses fetch email addresses from the file system, and use them as fake source or destination addresses for sending the emails used to replicate themselves.

My email address happens to be in the RELNOTES.HTM file which is part of the Windows XP distribution, because of some software that i wrote and that apparently Microsoft used.

Ovvero che ‘alcuni virus cercano indirizzi email nel file system’ e che l’indirizzo del professore ‘compariva nel file RELNOTES.HTM, che è parte di windows xp’ perché egli ‘ha scritto parte del software che Microsoft ha usato’. Il professore si è trovato, ad agosto del 2003, a ricevere decine di migliaia di mail al giorno!

Un ‘ringraziamento’ di Redmond al vivaio dell’opensource?

A chi sta troppo attaccato ad uno schermo, ad una tastiera, ad un terminale (ma anche a chi, un po’ fricchettone, vuole ‘evadere’), dedico questo testo di Schneider TM, dj berlinese di elettronica. ‘beware of the matrix and keep a warm heart inside’.

reality check
it’s getting harder to find out
who you work for
and western fusion is about
a tree is a forest
like the one from the cure
there’s no way out
we’re out of the green and into the black
there’s no fuckin’ doubt

beware of the matrix
and keep a warm heart inside
don’t jump of the train
it’s still a long way to ride

second verse to the sky
and everything’s allright
there’s a bad moon rising
the belly’s fat, can’t feel sad

back on the track of expectation-overload
one step back is one ahead
so we’ve been taught
by every leader
to make it easier and to grow
got stuck in the ice-age
education over board

beware of the matrix
and keep a warm heart inside
don’t jump off the train
there’s still a long way to ride

reality check
it’s getting harder to find out
who you work for
and western fusion is about
a tree is a forest
like the one from the cure
there’s no way out
we’re out of the green and into the black
there’s no fuckin’ doubt

beware of the matrix
and keep a warm heart inside
don’t jump of the train
there’s still a long way to ride

E’ passato un mese dall’ultimo post e ocimum, il portatile ‘da discount’, is up and running :).

Devo dire che ho trovato freebsd molto interessante come sistema operativo: stabile, maturo, molto pulito. Purtroppo non è, a mio avviso, molto user-friendly: ma del resto, siamo qui per imparare.

Consiglio di partire da un’installazione base e poi aggiornare il tutto seguendo questa procedura (per l’update):

http://plone.gufi.org/documenti/cvsup-howto

e di riferirsi alla Bibbia di freebsd per quanto riguarda l’aggiornamento:

http://www.freebsd.org/doc/en_US.ISO8859-1/books/handbook/makeworld.html

Certo la vostra macchina compilerà per circa due giorni, ma volete mettere l’ebbrezza di essere ‘on the edge’ di Freebsd e di avere il tutto ottimizzato? Qualcuno ha detto gentoo?

Comunque sia, freebsd mi è piaciuto così tanto che ad un certo punto Tux (che troneggia sulla mia scrivania) quasi si offendeva. Da slackwarista, poi, mi sono trovato a casa con quei bei file di avvio in /etc/rc.d, in puro bsd style.

Nei prossimi giorni mi aspetta invece l’installazione di una slackware 12 su un server deputato a diventare il mio banco di prova (playground?) per i prossimi mesi: l’informazione sarebbe top-secret, ma sto lavorando parecchio su questo coppermine, un software per pubblicare immagini on-line.

Ieri ho invece assistito alla splendida esecuzione di Chiara Civello, che alla fnac di Torino presentava il suo nuovo lavoro, ‘the space between’. Chiara ha una voce molto limpida e forte, che si è fatta apprezzare completamente in acustico: si accompagnava infatti ad una chitarra o ad un pianoforte, entrambi suonati da lei. Imbarazzatissimo, le ho fatto autografare il disco, farfugliando che l’avevo scoperta ‘per caso’, perché il suo Last quarter moon era stato distribuito assieme all’Espresso. Chissà se ha gradito: la signorina, per sua stessa ammissione, non vuole fare l’Ella Fitzgerald ma semplicemente cantare jazz con voce latina in terra statutinitense. Dove, sempre secondo Chiara, non c’è la mafia dei discografici che c’è invece qui in Italia.

Da qualche giorno sono felice proprietario di un oscuro portatile di marca e-system (anche et-system): Celeron Mobile 1600mhz, 256mb di ram, scheda madre basata sul chipset ICH (peraltro utilizzato anche da intel, parzialmente, nella generazione dual-core), schermo 15″ (o giù di lì…), il tutto acquistato alla modica cifra di 349 euro (un prezzo ‘da patate’ secondo il commesso) presso una nota catena degli elettrodomestici ‘ottimisti’. Embè?

Ci sto installando, a fatica, Freebsd: spero di pubblicare qualche materiale su questo bel sistema operativo, ‘cugino’ di Linux e ‘fratello’ di Mac OS X…