Questo post è stato concepito, come tutte le miriadi di posts che avrei voluto scrivere e non ho mai scritto, una sera, a letto, prima di addormentarmi. Dovrei prendere l’abitudine di tenere il portatile sul comodino.
Si sa che i pensieri della sera sembrano magnifici, specie ad una mente lunatica, per poi dissolversi nella banalità mattutina. E col nuovo giorno, scompaiono.
Ma questo mi è tornato miracolosamente a mente: parla dei miei due anni di vita in chat, tanto tempo fa, nel secolo scorso.
A ricordarmi delle mie peripezie da ircer è stato Goldrake, amico di quei tempi e nuovo conoscente di oggi, rincontrato per caso nelle vasche della piscina dove stempero la mia ansia e rinforzo il mio fisico.
Dio, quanto sto diventando prosaico. Ora smetto.
Goldrake è per la cronaca colui che mi ha iniziato a Linux, nel lontano 1998: mi mise su una redhat e potei dare libero sfogo alla mia script-kiddie attitude. Tradotto per i profani: rompere le balle con programmi scritti da altri e divertirsi a entrare in remote università coreane. All’epoca il jargon file per me non si era ancora aperto e la differenza tra cracker e hacker restava oscura. Così ci si sentiva hacker a conquistare canali di irc con i propri eggdrop di turno, a craccare le shell usando le stringhe in cgi/bin e a decodificare password in chiaro con jack the ripper.
Ma non è di questo che desideravo parlare: la comunità che fa activism in Italia usa l’irc spesso. Lo fanno gli indyani, lo fa chi sta dietro ad autistici e ai vari server autogestiti. Ci si conosce, si fanno amicizie, progetti.
Io entro poco nei canali: faccio poca vita sociale in rete, conosco il ‘giro’ locale e le persone che mi è capitato di incontrare a qualche hackmeeting. Di persona.
Quando avevo più o meno 15-16 anni vivevo in chat: il server era ircnet, il più famoso e frequentato, almeno a quei tempi.
C’erano canali dai nomi buffi tipo #sesso, #sesso1 (quando #sesso era sotto takeover dal lamer di turno), #italia, #torino.
Altri due canali, di cui non farò il nome, sui quali ho conosciuto amici e intessuto rapporti.
Di #torino conoscevo praticamente tutti: andavo alle cene, chattavo per ore con chi capitava. Conobbi una ragazza, raffy se la memoria non m’inganna.
Un anno più di me, sedici anni. Esperta della rete e, come le ragazzine ti danno a credere a quell’età, della vita.
Non avevo in mente il baccaglio, credo di non esser mai stato il maschio viscido che in chat ti chiedeva m/f e da dove dgt.
Decidemmo di incontrarci: fu al Jumping Jester, pub piuttosto fighetto all’epoca e ora trasformato in posto sovraffollato grazie all’happy hour e al passaparola.
Non ricordo di aver mai fumato così tanto come quella sera: mi ero messo il maglioncino migliore, avevo dichiarato, più volte tradendomi durante quella sera, di aver qualche anno in più. Parlammo parecchio: lei, bionda ragazza cicciotta ma carina, ben vestita, ‘cabinotta’ si diceva a Torino a quell’epoca. Io, piuttosto sfigatello come solo i ragazzini di quindici anni mal vestiti e con la presuzione del maglioncino migliore possono essere. Mi parlava di cose allegre e tristi: tristi, per la maggior parte del tempo. Forse mi voleva impressionare, forse credeva di aver trovato il maschietto che finalmente non ci provava.
Quello della gente che la invitava ad uscire e ci provava, sfigati pazzeschi a sentire lei, era uno dei suoi leit motiv preferiti.
Fu contrariata quando scoprì che, in fondo, anch’io un po’ ci stavo provando.
Ovviamente finì lì: ricordo che anche i nostri rapporti in chat diventarono più freddi. Non so se l’avessi delusa: comunque ricordo con piacere quella sera, l’unico incontro al buio della mia vita e l’unico tentativo di usare l’irc per fini ‘erotici’.
In senso etimologico, malelingue. O forse no, dato che nemmeno un anno dopo un’altra ragazza conosciuta in irc e incontrata durante una gita scolastica a Firenze mi confessò che, sì, in quei giorni con me ci sarebbe stata.
Nonostante la mia ancora giovane età, ho dei ricordi piuttosto confusi di quei due anni passati in irc: poi con l’arrivo degli amori, quelli veri e nella vita reale, bruscamente interrotti.
Uomo alla fine di tutto poco digitale, che preferisce un monocromo rosa e una bic softmed allo schermo del suo fiammante sony vaio sz2, eternamente diviso tra la linguistica e l’informatica, tra le scienze umane e la scienza, considero l’irc davvero un media troppo freddo (prendetelo nell’accezione di mcluhan se volete) per le relazioni umane.
Basta, ho detto: non parlo spesso di me stesso, nè su questo blog nè nella vita reale: consideratelo come un piccolo e personale contributo alla vita digitale vissuta di quegli anni.
Ho aggiunto alla sidebar il link alla mia bio, ospitata sul sito dell’underscore hacklab.
Presto il pdf del seminario che ho tenuto sul web semantico, sempre in quel dell’hacklab…
Visto l’attuale tema, serioso e blu/bianco? Beh, non è quello definitivo!
Sono alla ricerca di un bel tema (vegetale, ovviamente) da modificare e da riproporre!
Ho nozioni di lingustica storica (sì, studio sempre quello) che mi escono da ogni dove. Mi bruciano gli occhi, ho caldo, decisamente caldo ma non ho voglia di uscire. Credo scarterò l’espresso di quasi una settimana fa e mi metterò a guardare taxi driver (che era l’unica buona ragione per comprare il magazine). Oppure continuerò a fare crawling tra vecchi posts di blog conosciuti e non, tanto basta interrogare l’oracolo google e vengono fuori da soli. Mi piacerebbe anche mettere mano al codice di wordpress, ma più che tradurre le frasine dall’inglese all’italiano (che ho imparato essere dopo la stringa php_e()) non so farci un granchè. Tempo fa, appena messo su il blog, avevo modificato con enorme maestria (e altrettanta perizia grafica) il file dei css, riuscendo (miracolo) a trasformare tutto in verde.
Mi sono fermato lì.
Sono conscio comunque di stare, finalmente, trasformando questo blog in un repository di cazzi miei, il che, poi, è l’intima essenza della bloggandi ars.
No?
Pace. Armistizio. Fine del fuoco amico. Il ritorno alla normalità. Tragedia consumata e finita in meno di due giorni.
Tocca solo a me mantenere lo status quo raggiunto.
Speriamo ! :)
Da quando Lei ha deciso di prendersi un break dal fuoco amico delle mie paranoie, riempo le mie giornate vuote con ogni sorta di storie. Oggi ho guardato due film e iniziato un romanzo, ad esempio. Credo nella medicina dell’arte, della finzione, s’intende. Adesso ho acceso, distrattamente, su raisat gambero rosso, il canale di cucina. Di solito ricette di cucina e mescite di vini costosissimi mi leniscono l’anima. Speriamo.
Finirò leggendo il secondo capitolo (un capitolo a sera, sono un tipo metodico) del libro che ho iniziato ieri. Si chiama l’Acrobata, di un tal Longo.
Ne avevo letto il breve riassunto su un libro per un esame, qualche tempo fa. L’autore dedica attenzione maniacale ai dettagli, nominando ogni cosa con il loro nome commerciale o quasi. La valigia diventa samsonite, et cetera. In effetti questo c’era scritto sul libro per l’esame.
Intanto, in sottofondo, su raisat gambero rosso, un valdostano spiega che il patois valdostano è un mix di piemontese, francese e italiano.
Oltre ad essere terribilimente inesatto (ma l’una di lunedì d’agosto non è certo il momento per disquizioni linguistiche, nemmeno sono dell’umore) mi ricorda che domani potrei riprendere in mano i libri di linguistica e cessare con le paranoie. E magari tornare con Lei.
Ebbene, sono tornato ieri… Non appena inizierò a risincronizzarmi con l’ambiente cittadino (e con casini vari), magari stenderò un bel resoconto delle vacanze. Anche se l’effetto nostalgia sarà garantito.
Ho un’idea, per un racconto o un romanzo, non so, che mi gira per la testa da una decina di giorni. Si tratta solo di svilupparla, rammentare nozioni base di narratologia per decidere grado di focalizzazione, tempo della narrazione, eventuali analessi/prolessi, funzioni, attanti e balle varie. Di invocare la retorica per dare nomi calzanti ai personaggi.
Insomma, di scriverla.
Incredibile, so già come rilascerò il prodotto finito: sotto licenza creative commons, direttamente scaricabile dal mio sito. Peccato che non abbia ancora scritto nemmeno un incipit, una frase, una parola. L’ambientazione? Il cyberspazio che s’interseca con la vita reale. Inflazionato e banale? Può darsi, è la cosa migliore che mi è venuta in mente da cinque anni a questa parte.
Già. Se escludo un paio di racconti (di cui il famoso porno-erotico), l’ultima fatica fu quel romanzetto generazionale che scrissi all’età di sedici-diciassette anni. Ve lo risparmio, infarcito com’è di Brizzi e richiami puntuali a cose ormai datate. Il rischio di scrivere romanzi del genere è proprio questo: dopo pochi mesi si riescono a leggere solo con l’ausilio di un apparato critico. Vi interessa? Era una storia d’amore banale tra due adolescenti. Solita fuffa, ma i miei venticinque lettori (non solo manzoniani: erano davvero venticinque i miei compagni di classe che lo leggevano!) sembravano apprezzarlo. Avevo il mio target insomma, il mio pubblico.
I personaggi?
Lui era un borghesotto rivoluzionario, lei una borghesotta (cabinotta?) e basta. Intorno gli giravano ragazzini in piena crisi ormonale o con dubbi sulla propria identità sessuale. Ecco, ho distrutto la mia opera prima.
Ma il romanzo della maturità (???) sarà complesso, poderoso, ermeneutico ma dannatamente chiaro, intellettuale ma divertente, ho finito gli ossimori, sorry.
Ho aperto un account su flickr.com per mostrare un po’ di foto che ho scattato in questi 3 anni di digitale. Ho copiato da chiara l’idea del badge (photo zeitgest)…
…inviterebbe a uscire, ma stasera no, non sono proprio dell’umore.
A metà tra tipografo e insegnante, mi piacerebbe studiare e ricominciare a scrivere.
Dicono che faccia bene, anche a livello psicologico, eh. Ma scrivere di cosa? E per chi? Aggiungere ancora altra letteratura (magari…) alla mole già esistente?
Dicono anche stia cominciando a diventare inutile. La letteratura, insomma.
Vassalli, come riportai qualche post fa, tesseva le lodi del uerbum che si fa poesia. Cui prodest? Chi ha ancora orecchie per ascoltarla?
Vedremo se riesco a tessere qualche altra storia.