For whom it may be concern, this was the Drinkin’ in La’s intro. The year was 1997 and the artist Bran van 3000: I rediscovered this piece wandering through mp3 files on Chiara’s pc. It has been several years I didn’t listen to that song: when I was a little boy, I was simply astonished by that electrical sound. I fell in love with Bran Van 3000 and ask to my mp3 pusher, who was a classical musical enthusiastic, to download it. I didn’t have large bandwidth at that time, only a 56k modem, so let’s figure out.
Well, this happened in summer-fall 1997: I soon forgot bran van 3000 and Drinking in la, until the day before yesterday. This is for me a special amarcord moment: I’ve been (re)discovering much music of my late childhood. Anyway, for your information, Bran van 3000 was a canadian collective, active between XX and XXi centuries. Its discography is pretty short: only two lp, Glee, which was my childhood one, and Discosis, which I’ve downloaded (see if you can buy, then) yesterday. As an italian reviewer pointed out, Discosis is very different from Glee: less experimental, more feating and melodically. Discosis was out in 2001: Bv3000’s official website is idle since 2004 and no more informations are available about them.
That’s a pity, since Di Salvio’s creature rocks: I’d like to bring it back to the dancefloors…
Well, I’m about to write this post pretty drunk and well-eaten, if such expression exists in English.
For your information, I ate spaghetti with redhot pepper and oil, mozzarella with harings (you should give a try…) and white chocolate, and drank good beer.
It took me so long writing a post in English, but, well, finally, I did. I thought of that, as you can imagine if you read Italian, in my bed. It was yesterday: I had nice thoughts like stating that you think and evenly you write different in different languages.
It’s not common stuff, I think, well it’s boring stuff for we boring linguists. But as a linguists I must state that.
I don’t know if I’m writing in proper way: I mean with correct syntax and all that boring morphological stuff. But I guess English is a simple language, except for its impossible phonetic. I’ve been English-enthusiastic since I was a little child: at primary school they taught me French, which I can’t remember and I felt very uncomfortable about that. No, you French-readers, I’m not complaining about your language: it’s really nice and very crafted up, the most elegant romanic language you have, you french people. But I prefer English: it’s not so different from Italian, even. Both indoeuropean languages, English has a lot of loans from French which makes it very simple to learn for we neolatin speakers, if you know what I mean. I learnt (or pretend to learn) English by movies and books: yes, I was in Uk two times and in Ireland once, but I think my poor English came from those things. Oh yes, and also from videogames and music.
Many people tends to write their blog in English, which is, I guess, the international language or whatever.
Well, I’ll write in English again when I feel it, since one of my dreams is being a polyglot and express wide range of feeling in a lot of different languages. You, Noah, learn that: languages are too complex system to express the same thing.
Anyway, I wanted to tell you about Artissima, the art fair held here in Torino. I wrote fairy, since yesterday I was annoying for a lot of time a friend of mine telling her the difference between an exhibition and a fair. People thinks that Artissima is an exhibition of contemporary art: my friend Fabio, which is an art expert, told me absolutely not. Artissima is a fair, where you can buy a lot of contemporary stuff, like Cattelan’s work for 30000 euros or Witkin’s photos for 3000 to 4500 euros, depending of the year. My friend Fabio, which I told you before, likes a little bit Witkin. He (Witkin, not my friend) likes to photograph weird/funny things like corpse, horses’ penis, naked woman with gigantic breasts and stuff like that.
Breve post per segnalarvi le cinque giornate (6-10 c.m.) della manifestazione d’arte Epi-demia, che si terrà negli augusti spazi delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, altresì noti come ‘Palazzo Nuovo’, organizzata tra gli altri dal sottoscritto (eh-eh).
Musica, arti figurative-plastiche, reading letterari, nani & ballerine, strani personaggi, il folletto Graziano, il gruppo dei giovani di Forza Italia (formely known as Elio e le Storie Tese),video-art, lettori di portoghese, aperitivi popolari, cotillon vari ed eventuali rallegreranno il palazzone più amato dagli studenti torinesi (e non solo)!
Programma completo qui.
Enjoy!
Mostre Eventi Torino Arte
Mi è capitato di vedere, ieri e l’altroieri, due film ambientati a Roma.
Il primo, un indiscusso capolavoro, una pietra miliare nella storia del cinema: la dolce vita di Federico Fellini; l’altro, l’opera prima di Fausto Brizzi, co-sceneggiatore dei peggio film vanziniani degli ultimi dieci anni.
Un bel constrasto, no? Là, il magnifico bianconero felliniano a riprendere dall’alto il colonnato del Bernini, le anguste via dei Calmati Spiriti, la cupola di San Pietro. Qui, il colore di Brizzi che ricostruisce la Roma maleducata degli anni ottanta, coi suoi baretti sgargianti e il lungotevere illuminato in una notte di giugno (’notte prima degli esami’, appunto).
Eppure, Roma. Io, non ci sono mai stato.
Sono stato a LondraDublinoParigiViennaLubjana, ma mai nella Capitale.
Eppure mi sembra di conoscerla, oltre che dalle decine di film che ho visto lì ambientati, dalla letteratura, dalla storia dell’arte.
Conosco la Roma del ‘compagno’ di Pavese, che le dà una prospettiva a me familiare, quella del torinese che va nella Capitale. E adesso quella di Fellini, di Mastroianni che la ama ‘perché giungla nella quale nascondersi’. E poi la Roma romana, oscuro villaggio latino che per i capricci della Storia diventa città aeterna, la Roma repubblicana prima, dei Cesari poi e ancora dei Papi, delle satire attaccate alla statua del Pasquino, del Belli, di Pasolini.
La Roma odiata dai celtomani leghisti, la Roma fascista, la Roma del Quirinale, delle Botteghe Oscure, del Viminale, della Radio Televisione italiana, della via Salaria e di piazza del Popolo. Dei saltimbocca e del vino dei castelli (che a me, spiac, proprio non piace).
Roma, duemilasettecinquantonove anni. Roma, quattro fonemi, due sillabe, quante città hanno un nome immutato dalla loro fondazione? La Roma di quel pezzo di elettronica con una voce che recitava “Me ne andavo via da quella Roma …” e giù una cascata di aggettivi tra loro sinonimi e contrari.
Andrò presto a Roma.
Ogni volta che vedo i vinili di mio padre accatastati in un angolo, ormai silenziosi nonostante l’acquisto, qualche anno fa, di un fiammante giradischi, mi viene spontaneo confrontarli con le migliaia di mp3, anch’essi in buona parte silenziosi, che giacciono, anch’essi accatastati, nei cluster del mio hard disk. Qualche volta li faccio suonare quei dischi: li tolgo dalle loro copertine ingiallite, ancora incartati nella velina, sfioro con le dita l’etichetta dorata del negozio di dischi ‘Maschio’, oggi trasformato in megastore di abiti femminili. E vedo mio padre intento a sceglierli al negozio; più tardi, il disco che gira, il salotto pieno di amici che vengono ad ascoltare e a commentare l’ultimo acquisto. Quando lessi su un libro di biologia delle superiori che il primate, da poco scoperto da una spedizione di antropologi, era stato chiamato Lucy in onore della canzone dei Beatles “Lucy in the sky with diamonds”, non mi stupii tanto per l’originale accostamento ma piuttosto perché quella canzone era stata ascoltata tutta la notte, sempre la stessa, al campo base della spedizione. Un’intera serata, una volta, poteva girare attorno all’ascolto di una canzone, o al massimo di due, dato che il 45 giri conteneva una sola canzone per lato: il singolo e la b.side. Nell’era dello scaricamento selvaggio nulla rimane più dell’atavico piacere del risentire: un solo ascolto e poi, via, avanti veloce, verso la prossima canzone, anch’essa usa e getta. Non sono assolutamente un vecchio trombone ostile al peer2peer o ai cd copiati, tutt’altro. Credo invece che la possibilità virtuale di avere qualsiasi canzone sul desktop del proprio computer sia una grande conquista, anche, permettetemelo, democratica. Ma probabilmente sono un inguaribile nostalgico del 33 giri (o del 45 giri o addirittura del 72). O forse vorrei soltanto un approccio meno ‘fast’ all’ascoltare musica: uno slow-listening contrapposto al fast-listening. Chè, ricordiamocelo, le canzonette alla Cesare Cremonini o alla Violante Placido ci sono sempre state: si chiamavano Antoine e Gianni Morandi. Ma cantavano più lento. E si facevano riascoltare.
vinile mp3
Qualche tempo fa vi avevo parlato di un artista che regalava pezzi di universo e creava arte con vuoti di bottiglie di plastica. Il permalink è qui.
Vi avevo anche detto che non mi ricordavo il sito dell’artista; ebbene è stato lui stesso oggi a postarmelo: Follie in blu
Grazie !
Questo pomeriggio, passeggiando per via Po, sono stato coinvolto in una vera e propria perfomance artistica.
Folletto, un curioso artista già autore di splendide sculture realizzate con bottiglie vuote e altri materiali di recupero, distribuiva pezzi di universo sottoforma di tasselli di puzzle. In realtà, “un pezzo di universo” mi era già stato regalato da Folletto diversi mesi fa.
Non sono esperto di arte contemporanea, ma semplice (e ignorante) amatore, ma mi sembra che una perfomance simile sia ascrivibile alla corrente della Living art: coinvolgere e provocare la gente comune (e ignara). Folletto domani parte per Parigi, alla volta di una mostra d’arte contemporanea; prima gli ho chiesto però il significato del colore dei tasselli. Paziente, mi ha spiegato che il tassello che dà la prima volta che lo incontri è azzurro, per non spaventare la persona e perché l’azzurro è il colore del volo. Poi, “se impari a volare” il tassello potrà essere giallo o marrone o rosso. Ed eccetera. Mi ha anche confessato che non è il primo a esibirsi in una performance del genere: la prima fu Yoko Ono che, ad una mostra d’arte contemporanea, donava pezzi di universo con la sua firma.
Ho cercato disperatamente su Internet il sito di Folletto, ma nulla: mi sarebbe piaciuto linkarlo.
La prossima volta glielo chiederò, assieme ad un altro pezzo di universo.